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ALIMENTAZIONE E BENESSERE, LA NUTRACEUTICA COME VOLANO DI INNOVAZIONE DEL SETTORE ORTICOLO

Il convegno “Oltre la nutraceutica: una prospettiva per il futuro dell’agricoltura” organizzato, venerdì scorso a Roma, da ForAgri (Fondo paritetico interprofessionale nazionale per la formazione continua in agricoltura) ha visto al centro del dibattito le potenzialità dei prodotti e delle molecole di origine naturale nella farmacologia e nella nutraceutica, fotografata come volano di innovazione del settore orticolo. La natura, dunque, come laboratorio per un nuovo regime alimentare e del benessere: un mix di moderne tecnologie e tradizione del curarsi con le erbe officinali, che genera in Italia un giro d’affari di 3 miliardi di euro l’anno.

Ad introdurre l’argomento il presidente di ForAgri, Stefano Bianchi, che ha spiegato come “l’utilizzo di derivati ottenuti non da sintesi chimica, ma da prodotti di origine naturale comporti la coltivazione delle materie prime necessarie. Lo sviluppo di questo ambito può quindi creare un incremento della richiesta di tali prodotti alle nostre aziende agricole, favorendo tecnologie e metodi più rispettosi dell’ambiente”.

“L’Italia è al secondo posto nel mondo per produzione – ha sottolineato il presidente di Aboca Valentino Mercati – alle spalle solo degli Stati Uniti. Stiamo insegnando a mezzo mondo a mangiare bene, ora dobbiamo puntare alla prevenzione, convinti che il medico del futuro darà meno medicine e guiderà i pazienti a nutrirsi avendo cura di sé. L’agricoltura deve trasformarsi per rispondere a domande di salute – ha proseguito Mercati – e le sostanze naturali, sostanze complesse che si sono co-evolute, sono le uniche in grado di interagire con il nostro organismo rispettandone la fisiologia”.

Per Federico Vecchioni, amministratore delegato di Bf spa, il colosso agricolo e hub dell’innovazione, “la strada è una ragionata ma drastica riduzione della chimica nei campi e nei contenitori di cibo. Nel piano industriale di Bf guarderemo alla nutraceutica, non solo come scelta etica ma per dare valore all’agricoltura. Ma la filiera della nutraceutica – ha sottolineato Vecchioni –  come quella alimentare, vince solo se tutti gli attori scelgono il denominatore comune del benessere del consumatore”.

Giuseppe Angirillo, direttore scientifico e formulazioni di AMG Farmaceutica, ha illustrato i danni epatici dovuti non solo ai farmaci, ma anche all’uso di alcuni integratori alimentari: “Un fenomeno in crescita per l’immissione in commercio di preparati di sintesi”. “La nutraceutica – ha osservato Angirillo – oggi può avere un posto di rilievo nel supporto alla salute dell’uomo. Dall’integratore alimentare si è passati all’assunzione di prodotti integrati alla terapia farmacologica, degli autentici «nutrafarmaci», come detox e potenziatori delle terapie oncologiche, nutrienti mitocondriali per problematiche neurologiche, per arrivare alla possibilità di utilizzare microRNA della pianta, una sorte di ponte tra il genoma vegetale e quello umano, in grado di modulare il metabolismo umano.”

“Quello che arriva nell’agroalimentare deve essere certificato per qualità e valore funzionale – ha sottolineato Laura Di Renzo, professore associato presso la Sezione di Nutrizione clinica e Nutrigenomica dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata, annunciando – la messa a punto di un sistema – NACCP, Nutrient and hazard Analisys of critical control point – finalizzato alla valutazione dell’impatto ambientale e di salute sull’intera filiera, condiviso a livello interministeriale, che include il passaggio su blockchain”.

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