La crisi sanitaria in atto rischia, come è sotto gli occhi di tutti, di trasformarsi in una crisi economica altrettanto grave per le imprese. Certo la priorità va data alla salute, ma bisogna agire oggi per contenere i danni di domani.
Così il mondo produttivo orticolo della Sicilia sud-orientale, sotto l’egida del Doses (Distretto Orticolo Sudest Sicilia) – che assieme ad altre realtà del settore agroalimentare conta oltre 400 aziende con oltre 4.000 dipendenti – chiede una serie di misure per scongiurare il tracollo del comparto.

Dott. Gianni Polizzi

“Il blocco delle frontiere e la combinazione tra rischio personale e sociale, connesso alla pandemia Coronavirus, e la paura degli stranieri impiegati in agricoltura di non poter rientrare nei paesi di origine – dicono Antonio Cassarino e del Dott. Gianni Polizzi del Doses – rischiano di compromettere più di un quarto della raccolta dei nostri prodotti agricoli e agroalimentari. Basti ricordare che la stagione è partita in anticipo a causa di un inverno caldo, ed è nelle mani di 370mila lavoratori stranieri regolari, comunitari ed extra-comunitari, che coprono il 27% del totale delle giornate lavorative nel settore”.

 

Cassarino ed il Dott. Polizzi paventano il rischio di riduzione per le forniture di generi alimentari a negozi e supermercati, rimasti aperti dopo il provvedimento della Presidenza del Consiglio.

“Occorrono dunque misure urgenti – continuano i due – idonee a sostituire e/o integrare manodopera straniera, indispensabile per la tenuta e l’esistenza stessa del settore agricolo. La manodopera straniera costituisce circa un quarto del totale di quella regolare in agricoltura, come riporta il dossier statistico immigrazione ldos del 2018. Intanto, bisogna innanzitutto agevolare quella ancora disponibile al lavoro nelle imprese ortofrutticole. Al tempo stesso, è necessario continuare a contrastare lo sfruttamento e il caporalato! Secondo i dati dell’Ispettorato del Lavoro, nel 2018, su oltre 7.000 ispezioni, è stato registrato un tasso di irregolarità pari al 54,8%, con oltre 5.000 lavoratori interessati da violazioni. L’azione ispettiva di contrasto alle cosiddette cooperative spurie ha accertato l’occupazione irregolare di oltre 28.000 persone”.

 

 

 

 

 

Fonte : Freshplaza.it