Martedì, 21 Aprile 2026 13:32

PFAS negli alimenti: cosa sono, perché preoccupano e cosa sta facendo l'Europa

I cosiddetti contaminanti perenni sono al centro di una svolta regolatoria europea. Ecco cosa devono sapere le imprese del settore alimentare.

Cosa sono i PFAS

PFAS è l'acronimo di sostanze perfluoroalchiliche, una famiglia di oltre 10.000 composti chimici sintetici sviluppati a partire dagli anni Cinquanta e impiegati in un numero straordinariamente vasto di applicazioni industriali e di consumo. Li troviamo nei rivestimenti antiaderenti delle pentole, negli imballaggi alimentari resistenti ai grassi, nei tessuti impermeabili e nelle schiume antincendio.

La caratteristica che li ha resi così utili è anche quella che li rende pericolosi: i PFAS sono chimicamente quasi inerti. Non si degradano nell'ambiente, si accumulano nel suolo e nelle acque sotterranee e superficiali, risalgono lungo la catena alimentare concentrandosi nei tessuti degli animali e, infine, nell'organismo umano. È per questo motivo che la comunità scientifica internazionale li ha battezzati "contaminanti perenni": una volta immessi nell'ambiente, non scompaiono.

Cosa ci dicono le ricerche sulla salute

L'Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato nel 2020 una valutazione del rischio dettagliata, fissando una dose settimanale tollerabile, per la somma di quattro PFAS principali, pari a 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo a settimana. È un valore estremamente basso, che segnala quanto piccole esposizioni cumulate nel tempo possano risultare rilevanti per la salute.

Le patologie associate a un'esposizione prolungata comprendono un aumento del rischio di alcuni tumori oltre a disfunzioni del sistema endocrino, alterazioni della funzionalità epatica e disturbi del metabolismo lipidico. Particolarmente documentati in letteratura sono i danni allo sviluppo fetale e l'indebolimento del sistema immunitario nei bambini, con una ridotta risposta ai vaccini tra gli effetti più studiati.

La svolta regolatoria in corso

Nel 2023 Germania, Danimarca, Norvegia e Svezia hanno presentato all'Agenzia europea per le sostanze chimiche (ECHA) una proposta formale di restrizione universale dei PFAS nell'ambito del Regolamento REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and restriction of Chemicals), il principale strumento europeo per la gestione delle sostanze chimiche. Si tratta della proposta di restrizione più ampia mai avanzata in questo contesto.

Il Comitato di valutazione del rischio (RAC) e il Comitato di analisi socioeconomica (SEAC) dell'ECHA hanno espresso pareri in larga misura concordi nel sostenere la necessità di un intervento deciso. La posizione del SEAC, per il momento ancora in bozza, tiene esplicitamente conto dei rischi economici legati a un'eliminazione improvvisa e non coordinata dei PFAS. Una transizione mal gestita potrebbe di fatti introdurre distorsioni nel mercato e penalizzare settori per i quali non esistono ancora alternative valide.

Proprio per garantire un processo trasparente e scientificamente solido, lo scorso 26 marzo la bozza del parere SEAC è stata aperta alla consultazione pubblica per sessanta giorni. ECHA ha invitato imprese, associazioni di categoria, ricercatori e singoli cittadini a contribuire, chiedendo che eventuali osservazioni o richieste di modifica siano argomentate con evidenze documentate. Le osservazioni raccolte confluiranno nel parere definitivo, atteso entro la fine del 2026, dopo di che la Commissione Europea adotterà la propria decisione, sottoposta al voto conclusivo del comitato REACH composto dai rappresentanti degli Stati membri.

Le implicazioni per il settore alimentare

Per le imprese che operano nella produzione, trasformazione e distribuzione di alimenti, l'evoluzione normativa in corso richiede attenzione e preparazione. Il Regolamento (UE) 2022/2388 ha già aggiornato i limiti massimi di alcune sostanze perfluoroalchiliche in pesci, crostacei, uova e altri alimenti, e il quadro dei valori massimi ammissibili è destinato ad aggiornarsi ulteriormente.

Sul fronte degli imballaggi, molti materiali tradizionalmente usati per packaging resistenti ai grassi e all'umidità contengono PFAS e saranno progressivamente incompatibili con le nuove norme. Sul fronte idrico, la Direttiva (UE) 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano ha introdotto limiti vincolanti per i PFAS nell'acqua potabile, con valori che gli Stati membri sono tenuti ad applicare dal 2026. Le aziende che utilizzano acqua di falda nei processi produttivi o che operano in aree con una storia di insediamenti industriali devono quindi considerare i PFAS tra i pericoli chimici da inserire nei propri piani di autocontrollo.

Il parere del Comitato per la valutazione del rischio (RAC) raccomanda inoltre, per tutti i casi in cui dovessero essere concesse deroghe, l'adozione di misure di monitoraggio lungo le filiere produttive e la segnalazione obbligatoria dei rilasci da siti industriali. Per le imprese alimentari questo si traduce nell'esigenza di una tracciabilità chimica sempre più strutturata, in cui i fornitori di ingredienti, imballaggi e materiali di processo siano in grado di documentare la propria esposizione al rischio PFAS.

Ultima modifica il Martedì, 21 Aprile 2026 14:20