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Frodi alimentari: cosa cambia per le imprese con la nuova legge
Il 15 aprile 2026 la Camera ha approvato definitivamente il DDL A.C. 2721, recante "Disposizioni sanzionatorie a tutela dei prodotti alimentari italiani".
Una legge che ridisegna il sistema sanzionatorio nel settore agroalimentare, con conseguenze concrete per tutte le imprese della filiera.
Il provvedimento interviene su più fronti: introduce nuovi reati, inasprisce le sanzioni esistenti e potenzia gli strumenti di indagine a disposizione delle autorità. Per le imprese del settore agroalimentare, conoscere queste novità non è un'opzione ma un obbligo per operare in conformità e tutelare il proprio business.
I nuovi reati che riguardano le imprese
La legge introduce nel Codice penale due nuove fattispecie di reato. Il primo è la frode alimentare, che si configura quando alimenti, acque o bevande risultano sostanzialmente difformi - per origine, provenienza, qualità o quantità - da quanto indicato, dichiarato o pattuito. Il secondo è il commercio di alimenti con segni mendaci, che punisce chi utilizza segni distintivi o indicazioni false o ingannevoli con l'obiettivo di trarre in errore l'acquirente sull'origine, la provenienza, la qualità o la quantità degli alimenti o degli ingredienti.
A questi si aggiunge la cosiddetta agropirateria, non più configurata come reato autonomo ma come circostanza aggravante dei due reati appena citati: scatta quando le condotte illecite vengono commesse con più operazioni e attraverso l'allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, con un aumento di pena da un terzo alla metà. Nei casi di particolare gravità o di recidiva, è prevista anche la chiusura temporanea dello stabilimento o dell'esercizio in cui è stato commesso il fatto.
Le imprese devono inoltre tenere presente che i reati di frode alimentare e commercio di alimenti con segni mendaci, se aggravati, rientrano ora nel perimetro del D.Lgs. 231/2001: gli enti possono quindi essere chiamati a rispondere con una sanzione pecuniaria fino a 500 quote.
Sanzioni amministrative più severe
Sul fronte amministrativo, le novità riguardano in particolare tre aree. Le sanzioni per le violazioni relative alla rintracciabilità degli alimenti vengono significativamente inasprite: si va da un minimo di 6.000 euro fino a 48.000 euro, o al 3% del fatturato annuo quando questo superi tale soglia, con un massimo comunque applicabile di 150.000 euro. Le sanzioni per le violazioni in materia di etichettatura e denominazione degli alimenti vengono ancorate, in alternativa, a una percentuale del fatturato. Le sanzioni per la tutela delle denominazioni DOP e IGP vengono ricalibrate su un range variabile tra un minimo e un massimo, in sostituzione delle precedenti misure fisse dichiarate incostituzionali.
Nuovi strumenti investigativi
La legge amplia significativamente i poteri delle autorità inquirenti. Vengono ammesse le intercettazioni telefoniche nei procedimenti per frode alimentare e commercio di alimenti con segni mendaci, e sono ora consentite le operazioni sotto copertura per contrastare il commercio di alimenti con segni mendaci. Viene inoltre introdotta la possibilità per il PM di effettuare prelievi e campionamenti senza preavviso al difensore, qualora vi sia rischio di alterazione delle prove.
Di fronte a un quadro normativo, le imprese agroalimentari hanno tutto l'interesse ad avviare una revisione dei propri processi interni: dalla gestione della documentazione relativa all'origine e alla tracciabilità dei prodotti, all'utilizzo corretto dei segni distintivi e delle denominazioni protette, fino all'adeguamento dei modelli organizzativi previsti dal D.Lgs. 231/2001.
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