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INTESA UNIONCAMERE-PARI OPPORTUNITÀ PER LA CERTIFICAZIONE DELLE IMPRESE CONTRO IL GENDER GAP

Entro il 2026, almeno mille imprese italiane dovranno ottenere la certificazione della parità di genere.

 

Al via l’accordo di collaborazione tra Unioncamere e il Dipartimento delle Pari Opportunità per la certificazione delle imprese contro il Gender Gap. L’intesa assegna a Unioncamere un ruolo chiave nell’attuazione della certificazione prevista dalla Strategia nazionale per le pari opportunità 2021-2026 e dalle iniziative del Pnrr ad essa collegate. L’Italia è solo al quattordicesimo posto tra i 27 Paesi Ue nella classifica dell’Indice sull’uguaglianza di genere elaborato dall’European Institute for Gender Equality. Il Sistema Nazionale di Certificazione della parità di genere - per il quale il Pnrr ha stanziato 10 milioni di euro -  è stato istituito per incentivare le imprese ad adottare policy adeguate a ridurre il divario di genere in tutte le aree che presentano maggiori criticità come le opportunità di carriera, la parità salariale e di mansione, le politiche di gestione delle differenze di genere e la tutela della maternità.

La certificazione della parità di genere rappresenta dunque una normativa indispensabile per superare il gender gap perché in grado di innescare meccanismi di cambiamento interno alle aziende. Entro il 2026, almeno mille imprese italiane dovranno avere la certificazione. Secondo l’accordo, le imprese potranno ottenere la certificazione superando i test che documentano l’eliminazione di ogni barriera legata alla differenza di genere sui luoghi di lavoro, contando sul supporto di Unioncamere e del sistema camerale.

Per quanto riguarda le linee guida del sistema di certificazione della parità di genere (Uni/PdR 125:2022), i pilastri fondamentali prevedono:

  • rispetto dei principi costituzionali di parità e uguaglianza;
  • adozione di politiche e misure per favorire l’occupazione femminile – specie quella delle giovani donne e quella qualificata – e l’imprenditoria femminile, anche con incentivi per l’accesso al credito e al mercato ed agevolazioni fiscali;
  • adozione di misure che favoriscano l’effettiva parità tra uomini e donne nel mondo del lavoro (tra cui, pari opportunità nell’accesso, nel reddito, nelle opportunità di carriera e di formazione, piena attuazione del congedo di paternità in linea con le migliori pratiche europee);
  • promozione di politiche di welfare a sostegno del “lavoro silenzioso” di chi si dedica alla cura della famiglia.

I DATI

Stando a una recente rilevazione, già il 23% degli imprenditori intervistati per il V Rapporto sull’imprenditoria femminile di Unioncamere si è dichiarato interessato alla certificazione, con una propensione maggiore tra gli imprenditori laureati (31%), rispetto a quelli in possesso di un diploma (22%) o della licenza elementare/media (14%). Secondo l’Osservatorio 4.Manager, le imprese riconoscono che i potenziali benefici derivanti dal conseguimento della Certificazione consistono nella crescita della reputazione aziendale (65%), nel miglioramento del clima aziendale (59%), nella riduzione del divario di genere nell’impresa (42%), nei vantaggi fiscali (22%), nei benefici nella partecipazione a gare d’appalto (11%) e in quelli per l’accesso al credito o ai capitali (7%).

Vuoi maggiori informazioni sulla certificazione della parità di genere (Uni/PdR 125:2022)? 

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