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Lo scorso luglio, la Consulta Interassociativa Italiana per la Prevenzione (CIIP) ha pubblicato il suo Documento di consenso dedicato a un tema che, negli ultimi anni, è emerso con crescente urgenza: la prevenzione delle molestie e delle violenze negli ambienti di lavoro. Elaborato dal Gruppo di lavoro “Rischi psicosociali”, il testo si inserisce in un percorso di ricerca e sensibilizzazione che la Consulta porta avanti da tempo, a partire dalle riflessioni sullo stress lavoro-correlato, fino ad arrivare a una visione più ampia della salute e sicurezza che comprende anche il benessere psicologico e relazionale delle persone.
La pubblicazione nasce in un contesto normativo e culturale segnato dalla Convenzione ILO n.190 del 2019, ratificata in Italia con la legge 4/2021, entrata in vigore nell’ottobre 2022. Questa ha riconosciuto, per la prima volta, che molestie e violenze non sono episodi marginali o estranei al mondo del lavoro, ma veri e propri rischi professionali che devono essere valutati, prevenuti e gestiti al pari degli altri fattori di rischio. In altre parole, la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori passa anche dal garantire ambienti di lavoro liberi da discriminazioni, intimidazioni e abusi.
Cosa contiene il documento di consenso
Il documento CIIP sottolinea come la violenza sul lavoro non riguardi esclusivamente il settore sanitario – dove i dati di aggressioni e minacce sono da anni sotto osservazione – ma attraversi comparti molto diversi tra loro: dai trasporti alla ristorazione, dai servizi sociali all’istruzione, fino al commercio. I numeri raccontano la portata del fenomeno. Nel solo 2023, l’INAIL ha registrato oltre 6.800 infortuni riconducibili ad aggressioni o violenze, con un incremento rispetto all’anno precedente che colpisce in modo particolare le donne.
L’Istat, integrando il quadro con indagini sulla popolazione, stima che più di due milioni di persone abbiano subito molestie sul lavoro, soprattutto giovani donne, spesso nelle fasi più delicate di ingresso o avanzamento di carriera. E se le forme più visibili sono quelle fisiche o verbali, il documento richiama l’attenzione anche su quelle meno evidenti, come le molestie psicologiche, il mobbing e la cyberviolenza, che sfrutta l’assenza di confini dello spazio digitale per amplificare isolamento e ricatti.
Al di là dei dati, il messaggio centrale è che le molestie e le violenze sono parte dei rischi psicosociali che ogni organizzazione deve affrontare. Non si tratta di eventi occasionali, ma di manifestazioni di disequilibri più profondi: carenze organizzative, leadership autoritarie, culture aziendali permissive verso comportamenti tossici, squilibri di potere, mancanza di strumenti di ascolto. Per questo la CIIP insiste sul fatto che la valutazione del rischio non può essere ridotta a un adempimento formale, bensì deve trasformarsi in un processo dinamico, partecipativo e continuo. Valutare il rischio significa analizzare il contesto, ascoltare i lavoratori, riconoscere i segnali di disagio e, soprattutto, intervenire sui fattori che alimentano il problema, dall’isolamento di alcune mansioni alla gestione dei rapporti con l’utenza.
Un altro aspetto centrale del documento riguarda i ruoli e le responsabilità. La prevenzione non può essere delegata solo al datore di lavoro o agli RSPP, ma deve coinvolgere un’intera rete di figure interne ed esterne: dirigenti, preposti, medici competenti, psicologi del lavoro, comitati per la parità di genere, consiglieri di fiducia, sportelli d’ascolto, fino ai sindacati e agli organismi territoriali. La logica è quella di una presa in carico collettiva, che dia a chi subisce molestie non solo procedure formali, ma soprattutto un contesto di fiducia e sostegno in cui segnalare episodi senza paura di ritorsioni o isolamento.
Il ruolo della formazione e le certificazioni volontarie
Il cambiamento, ricorda il documento, passa anche dalla formazione. Non basta definire procedure e sanzioni: è necessario lavorare sulla cultura organizzativa, rendere riconoscibili i comportamenti inaccettabili e costruire consapevolezza a tutti i livelli, dai vertici ai lavoratori neoassunti. La sensibilizzazione, se costante e strutturata, diventa la prima barriera contro la normalizzazione delle molestie e delle violenze.
Infine, il testo richiama l’attenzione sul ruolo delle certificazioni volontarie e degli standard internazionali, come la UNI/PdR 125 sulla parità di genere, la ISO 45003 sui rischi psicosociali e la ISO 30415 sulla diversità e inclusione. Questi strumenti, se adottati in maniera autentica e non meramente formale, possono aiutare le aziende a integrare la prevenzione delle molestie nelle proprie politiche di sostenibilità e responsabilità sociale, rafforzando non solo la tutela dei lavoratori ma anche la reputazione organizzativa.
Il Documento di consenso CIIP 2025 si presenta dunque come un testo “aperto e in progress”, destinato a stimolare confronto, raccogliere esperienze e orientare pratiche. La sfida che pone alle imprese e alle istituzioni è chiara: trasformare la prevenzione delle molestie e delle violenze in un tassello strutturale della gestione della salute e sicurezza, riconoscendo che non c’è benessere lavorativo senza dignità e rispetto.
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