Mercoledì, 21 Ottobre 2026 15:34

Rischi psicosociali e differenze di genere: una nuova prospettiva sulla sicurezza sul lavoro

Stress, discriminazioni e disuguaglianze organizzative possono incidere diversamente sulla salute dei lavoratori

La salute e la sicurezza sul lavoro non dipendono soltanto dai rischi fisici, ma anche dalle condizioni organizzative e sociali in cui le persone svolgono le proprie attività. Un approfondimento dell'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA), pubblicato a luglio 2026, evidenzia come le differenze di genere possano influenzare l'esposizione ai rischi psicosociali e le loro conseguenze sul benessere dei lavoratori.

L'analisi richiama l'attenzione sulla necessità di superare valutazioni uniformi, che rischiano di non cogliere le specificità delle diverse condizioni lavorative.

Disuguaglianze e organizzazione del lavoro: quali sono i rischi?

La distribuzione di uomini e donne in settori, mansioni e livelli professionali differenti può determinare un'esposizione disomogenea ai fattori di rischio.

Secondo l'EU-OSHA, le lavoratrici risultano maggiormente esposte ad alcune criticità, tra cui elevate richieste emotive, discriminazioni e molestie. A queste si aggiunge il cosiddetto doppio carico, legato alla gestione contemporanea del lavoro retribuito e delle responsabilità domestiche e di cura.

Anche gli uomini possono essere esposti a rischi specifici. Le aspettative sociali legate alla necessità di garantire il reddito familiare, alla competitività e all'autosufficienza possono favorire carichi di lavoro eccessivi e rendere più difficile la richiesta di supporto in situazioni di disagio.

L'approfondimento sottolinea che le evidenze scientifiche indicano soprattutto differenze nell'esposizione ai fattori di rischio, mentre non esistono ancora prove solide di una diversa vulnerabilità intrinseca tra uomini e donne alle medesime condizioni lavorative.

Valutazione dei rischi: cosa prevede la normativa italiana?

L'attenzione alle differenze di genere trova un preciso riferimento nel quadro normativo nazionale. L'articolo 28 del D.Lgs. 81/2008 stabilisce che la valutazione debba comprendere tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori, inclusi quelli collegati allo stress lavoro-correlato e quelli connessi alle differenze di genere.

Per le aziende, questo significa considerare le caratteristiche delle mansioni e le condizioni effettive di lavoro, verificando se esistano situazioni che espongono determinati gruppi a rischi differenti.

Integrare la prospettiva di genere nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) consente di individuare criticità che potrebbero sfuggire a un'analisi indifferenziata, favorendo l'adozione di misure preventive più aderenti alla realtà aziendale.

Dalla valutazione alla prevenzione: le indicazioni dell'EU-OSHA

L'analisi europea individua diverse azioni concrete per migliorare la gestione dei rischi psicosociali.

Tra queste rientrano l'aggiornamento delle valutazioni dei rischi, una maggiore attenzione ai carichi emotivi e all'autonomia lavorativa, l'introduzione di procedure sicure e riservate per segnalare molestie e discriminazioni e la promozione di forme di flessibilità accessibili a tutti. Un ruolo centrale è attribuito anche alla partecipazione dei lavoratori, alla formazione e alla revisione delle pratiche organizzative che possono generare condizioni di svantaggio.

La prevenzione deve quindi intervenire non soltanto sulle conseguenze dello stress, ma anche sui fattori organizzativi che contribuiscono a determinarlo.

Fonte: https://oshwiki.osha.europa.eu/en/themes/gender-equality-and-psychosocial-risks-work#Gender-inequality-in-OSH-Concepts-and-mechanisms

Ultima modifica il Mercoledì, 21 Ottobre 2026 12:09