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Intelligenza artificiale e trasparenza: entra in vigore l’obbligo di informativa per imprese e professionisti

Dal 10 ottobre è ufficialmente in vigore l’obbligo di informare lavoratori e clienti sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi aziendali e professionali.

La novità è introdotta dalla Legge 23 settembre 2025 n. 132, che impone ai datori di lavoro che impiegano sistemi avanzati di IA l’obbligo di informare per iscritto l’interessato e le rappresentanze sindacali (RSA o RSU o, in mancanza, alla sede territoriale del sindacato). Tale obbligo trova il suo fondamento giuridico nell’ art. 11, comma 2, della Legge 132/2025, il quale stabilisce che “Il datore di lavoro o il committente è tenuto a informare il lavoratore dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei casi e con le modalità di cui all’articolo 1 -bis del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 152.”.

Questo rappresenta un passaggio decisivo nel percorso verso un uso più consapevole e trasparente delle tecnologie di IA, in linea con i principi dell’AI Act europeo. L’obiettivo è chiaro: garantire che chi subisce gli effetti di un algoritmo sappia quando e come l’intelligenza artificiale viene utilizzata nelle decisioni che lo riguardano.

Un nuovo dovere di trasparenza

Da oggi, i datori di lavoro che impiegano sistemi di IA nei processi di selezione, assegnazione delle mansioni, monitoraggio o valutazione del personale devono fornire un’informativa chiara e completa ai propri dipendenti e, se presenti, alle rappresentanze sindacali.

L’obbligo non si limita a dichiarare l’uso di strumenti automatizzati, ma richiede una comunicazione dettagliata sui dati utilizzati, sulla logica di funzionamento dei sistemi, sulle finalità, sui livelli di accuratezza e sulle misure di controllo umano previste. Inoltre, i lavoratori hanno diritto a chiedere ulteriori chiarimenti scritti, a cui il datore deve rispondere entro trenta giorni.

Ogni modifica significativa nell’uso dei sistemi di IA dovrà essere comunicata in anticipo, così da consentire ai lavoratori di conoscere e comprendere l’impatto delle tecnologie sui propri diritti e sulle proprie condizioni di lavoro.

L’obbligo si estende anche ai professionisti

La nuova disciplina impone una riflessione più ampia sul modo in cui le organizzazioni utilizzano l’intelligenza artificiale. Non si tratta solo di rispettare un obbligo formale, ma di costruire un rapporto di fiducia con lavoratori e clienti, fondato sulla trasparenza.

Sapere quando un algoritmo partecipa a un processo decisionale è oggi un diritto: significa poter comprendere i criteri con cui si valutano le persone, si analizzano i dati o si formulano proposte. Per le imprese, questo passaggio rappresenta anche un’opportunità per consolidare la propria reputazione digitale e dimostrare responsabilità nell’adozione delle nuove tecnologie.

La norma coinvolge anche gli studi professionali: avvocati, commercialisti, consulenti e altri professionisti che utilizzano sistemi di intelligenza artificiale nel proprio lavoro devono informare i clienti in modo esplicito e comprensibile.

L’informativa deve chiarire in quali attività viene impiegata l’IA, con quali limiti e per quali finalità. È espressamente previsto che le tecnologie di supporto non possano sostituire il giudizio professionale umano: la responsabilità del risultato rimane sempre in capo al professionista.

Non sono ancora previste sanzioni specifiche per la mancata informativa, ma si prevede che l’obbligo verrà recepito nei codici deontologici delle diverse categorie.

Oltre la legge, verso un nuovo modello di innovazione

L’introduzione dell’obbligo di informativa segna l’inizio di una nuova fase: la tecnologia entra ufficialmente nel perimetro della compliance e della responsabilità organizzativa.

Le imprese e i professionisti che sapranno coniugare innovazione e chiarezza saranno anche quelli più preparati a costruire un modello di sviluppo sostenibile, fondato sulla fiducia, sulla trasparenza e sulla responsabilità umana.

L’intelligenza artificiale può rappresentare una straordinaria leva di crescita, ma solo se chi la utilizza è disposto a raccontarla, spiegarla e governarla con consapevolezza.

 

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