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Mercoledì, 24 Febbraio 2021 09:00

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: RISCHIO VIDEOTERMINALE

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: RISCHIO VIDEOTERMINALE

Per videoterminale si intende: “uno schermo alfanumerico o grafico a prescindere dal tipo di procedimento di visualizzazione utilizzato”. Si definisce lavoratore al videoterminale “il lavoratore che utilizza un'attrezzatura munita di videoterminali, in modo sistematico o abituale, per almeno venti ore settimanali." 

Rischi videoterminale

I rischi legati al videoterminale sono dipendenti dalle sue componenti (schermo, tastiera, mouse, altre periferiche) oltre che dalle caratteristiche dei software installati, mentre l’ambiente comprende la postazione di lavoro (essenzialmente scrivania e seduta) e quanto c’è intorno (luce ambientale, microclima, spazi di lavoro e di movimento, ambiente sonoro, ecc.). Numerosi studi hanno confermato che l’utilizzo costante del videoterminale può causare disturbi visivi, disturbi muscolo-scheletrici, fatica mentale e stress.

L’astenopia comunemente conosciuta come fatica visiva, è un rischio da videoterminale, causata dall’eccessivo sforzo dei muscoli oculari richiesto dall’azione. Può provocare una serie di sintomi quali bruciore agli occhi, ammiccamento frequente, lacrimazione, fastidio alla luce, visione annebbiata.

Infatti, lavorare ininterrottamente per un certo numero di ore davanti ad un videoterminale influisce sull’affaticamento visivo. Quindi per rilassare un po’ gli occhi e distendere i muscoli oculari dell’accomodamento e della convergenza, bisogna fissare ogni tanto un punto lontano. Dopo ogni 20 minuti di lavoro, bisogna osservare un oggetto ad almeno 20 metri di distanza per almeno 20 secondi. In tal modo i muscoli oculari possono rilassarsi: è importante sospendere regolarmente il lavoro al videoterminale per indirizzarsi ad attività che non richiedano un forte impegno visivo.

Obblighi del datore di lavoro per rischio videoterminale

Il datore di lavoro, all’atto della valutazione dei rischi, analizza i posti di lavoro con particolare riguardo:

  • Ai rischi per la vista e gli occhi
  • Ai problemi legati alla postura e all’affaticamento visivo o mentale
  • Alle condizioni ergonomiche e di igiene ambientale e adotta le misure appropriate per ovviare ai rischi riscontrati

In base ai rischi riscontati attraverso la valutazione, deve adottare le misure appropriate affinché il rischio possa essere eliminato ove questo non fosse possibile, ridotto al massimo. Il lavoratore deve effettuare interruzioni della sua attività al videoterminale mediante pause ovvero cambiamento di attività. Chi svolge la propria attività al computer per almeno 20 ore settimanali ha diritto ad una pausa di 15 minuti ogni 2 ore, salvo casi particolari in cui il medico competente stabilisce una frequenza diversa. Le modalità e la durata delle interruzioni possono essere stabilite a livello individuale dal medico competente. La pausa è considerata a tutti gli effetti parte integrande dell’orario di lavoro. È importante che non vi siano riflessi sullo schermo per cui è opportuno evitare di sistemare la postazione al videoterminale avendo alle spalle una finestra o frontalmente per evitare fenomeni di abbagliamento.

Sorveglianza sanitaria videoterminali

La sorveglianza sanitaria è prevista per chiunque operi al videoterminale. Prima che inizino a lavorare con il videoterminale, gli operatori hanno l’obbligo di sottoporsi alla sorveglianza sanitaria, necessaria ad ottenere attraverso il giudizio medico competente l’idoneità a svolgere il proprio lavoro. Le visite hanno una frequenza quinquennale per i lavoratori classificati come idonei, mentre per chi è stato classificato idoneo con prescrizioni o chi ha superato il cinquantesimo anno di età, la frequenza è biennale. Scopo della visita è evidenziare eventuali alterazioni cui il soggetto sia portatore e correggerle. La visita comprende un esame della vista.

Formazione Rischi Videoterminale

Il datore di lavoro deve informare e formare adeguatamente il lavoratore in particolare su:

  • Misure di prevenzione che possono essere applicate al posto di lavoro in base alla valutazione del rischio effettuata;
  • Le modalità di svolgimento dell’attività
  • La protezione degli occhi e della vista

Il corso Formazione lavoratori è obbligatorio per tutti i lavoratori e deve effettuarsi ogni 5 anni.

Per maggiori informazioni potete contattarci allo 0932/862613, inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o su www.promotergroup.eu/contatti

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Mercoledì, 17 Febbraio 2021 15:23

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: RISCHIO ELETTRICO

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: RISCHIO ELETTRICO

 

Il rischio elettrico deriva dal contatto diretto o indiretto con una parte attiva e non protetta di un impianto elettrico. Pertanto qualsiasi lavoro in prossimità di una fonte di alimentazione di natura elettrica, si parla di esposizione al rischio elettrico. Gli eventuali danni all’organismo che possono verificarsi in seguito ad un incidente di natura elettrica, variano in base alla durata dell’esposizione, alla frequenza ed all’intensità della corrente. Si parla quindi di rischio folgorazione (o elettrocuzione) quando vi è passaggio di corrente attraverso il corpo, in questo caso si possono manifestare danni cardiaci (fibrillazione), muscolari (tetanizzazione) e nervosi con seria compromissione delle funzioni sensitive e motorie.

Danni meno significativi si possono avere per contatti brevi o per correnti di bassa intensità, sono generalmente localizzati nel punto di contatto e possono manifestarsi con ustioni locali o ipersensibilizzazione della zona colpita dalla scarica. Esistono tuttavia alcune tipologie di attività per le quali questo rischio è più significativo, come per esempio, il settore dell’edilizia, gli istituti ospedalieri, le carrozzerie meccaniche ed il settore metalmeccanico in genere. La presenza di energia elettrica ha alcune caratteristiche che lo rendono particolarmente temibile.

La prima di queste consiste proprio nella diffusione dell’energia elettrica, tanto capillare che è difficile pensare ad ambienti completamente esenti da tale rischio.
Vi è poi il fatto che l’elettricità è generalmente invisibile, ad eccezione di casi particolari e può essere causa di incidenti e infortuni anche a distanza dall’impianto o dall’apparecchio predisposti per utilizzarla.
Le conseguenze di un infortunio di origine elettrica, purtroppo, possono essere mortali.

In Italia avvengono mediamente circa 400 infortuni mortali per elettrocuzione ogni anno. Il 4-5% degli infortuni da elettricità ha esito mortale e circa il 10 – 15% d tutti gli incendi hanno origine dall’impianto elettrico o dagli apparecchi elettrici utilizzati.

Molti infortuni hanno origine elettrica, ma non figurano nelle statistiche tra quelli dovuti all’elettricità, perché classificati in base all’agente che li ha provocati.

 Ad es:

  • Caduta dall’alto
  • Morte per schiacciamento
  • Cause connesse con la mancanza di energia elettrica
  • Esplosione

Il contatto diretto è ritenuto il più pericoloso.

Normativa Rischio elettrico

Dove è presente questo rischio, decorrono automaticamente gli obblighi previsti dal capo III del D.Lgs 81/2008 ed in particolare le misure di prevenzione e protezione ascrivibili al Datore di Lavoro di cui all’art 18.

La normativa che regolamenta tutti gli aspetti relativi alle apparecchiature elettriche è piuttosto vasta. Evitando di spingersi troppo indietro nel tempo, è possibile ricondurre una buona parte dell’attuale regolamentazione alla legge nr 46 del 05 marzo 1990 “Norme per la sicurezza degli impianti” successivamente rivista e abrogata dal D.Lgs 37 del 22 gennaio 2008 “Conformità impianti e apparecchiature/impianti elettrici/messa a terra/verifiche periodiche”. Si tratta di norme tecniche che definiscono i requisiti obbligatori per legge degli impianti e delle attrezzature nonché la periodicità delle manutenzioni e delle verifiche da effettuare.

Gli aspetti relativi agli obblighi delle aziende, e alle misure preventive e protettive, sono definiti all’interno del D.Lgs 81/08, negli articoli dall’80 all’87.

È importante che datori di lavoro, responsabili del servizio di prevenzione e protezione, valutino e gestiscano il rischio in ambito lavorativo.

Formazione Rischio elettrico

Il D. Lgs. 81/2008 impone l’obbligo di informazione, formazione e addestramento di tutto il personale impiegato. È fondamentale formare e informare i lavoratori in relazione ai rischi elettrici.

Il corso “PES / PAV / PEI (Persona: Esperta / Avvertita / Idonea) è rivolto al personale che effettua lavori in prossimità, sotto e fuori tensione.

Per PAV – Persona Avvertita si fa riferimento ad una persona adeguatamente avvisata da persone esperte, al fine di evitare i pericoli che l’elettricità può creare;

Per PES – Persona Esperta si fa riferimento ad una persona con istruzione, conoscenza ed esperienza rilevanti tali da consentirle di analizzare i rischi e di evitare i pericoli che l’elettricità può creare;

Per PEI – Persona Idonea si fa riferimento ad una persona alla quale è stata riconosciuta la capacità tecnica ad eseguire specifici lavori sotto tensione.

Il corso ha una durata di 16 ore e rilascia l’attestato di avvenuta formazione.

Per maggiori informazioni potete contattarci allo 0932/862613, inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o su www.promotergroup.eu/contatti

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Mercoledì, 10 Febbraio 2021 11:11

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: STRESS LAVORO CORRELATO

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: STRESS LAVORO CORRELATO

 

A partire dal gennaio 2011 la valutazione del rischio stress da lavoro correlato è obbligatoria per le aziende italiane.

A livello normativo c’è l’obbligo per i datori di lavoro di ripetere la valutazione con una frequenza non inferiore ai tre anni, salvo che gli esiti delle valutazioni pregresse non indichino situazioni di disagio che inducano ad adottare provvedimenti più restrittivi e tempistiche più ravvicinate.

Lo stress lavoro correlato pertanto può interessare potenzialmente ogni luogo di lavoro e ogni lavoratore, in quanto causato da aspetti diversi strettamente connessi con l’organizzazione e l’ambiente di lavoro.

Definizione: Stress lavoro correlato

Per stress si intende un malessere che si manifesta quando una persona percepisce uno squilibrio tra le sollecitazioni ricevute e le risorse a disposizione.

L'Accordo Europeo sullo stress lavoro correlato del 2004, lo definisce come:

"una condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o alle aspettative riposte in loro".

A questi contenuti si rifà anche il Testo Unico per la Sicurezza che all’Art. 28 che specifica che il datore di lavoro deve eseguire la valutazione dei rischi che riguardano la sicurezza e la salute dei lavoratori, senza tralasciare i rischi stress lavoro correlato.

Ma lo stress da lavoro è una malattia?

Molti si pongono questa domanda e possiamo sicuramente affermare che lo stress da lavoro correlato non è di per se una malattia ma una condizione di disagio e di pressione avvertita sul posto di lavoro a causa per lo più dell’organizzazione e dell’ambiente di lavoro, che se protratta nel tempo può assumere carattere patologico. Lo stress da lavoro correlato si differenzia però dal mobbing che si riferisce invece ad un atteggiamento persecutorio che ha la caratteristica di essere sistematico e volto a danneggiare le vittime fino a causare la perdita del lavoro.

I sintomi dello stress lavoro correlato sono sia di natura comportamentale come l’insicurezza, l’impazienza, l’isolamento e la scarsa autostima, sia di natura psicologica come la scarsa concentrazione e attenzione, la stanchezza cronica, l’angoscia e la depressione. Lo stress da lavoro correlato può portare anche ad assenteismo, problemi disciplinari e rapporti conflittuali a lavoro con notevole difficoltà a relazionarsi con colleghi e superiori.

Le sanzioni che ricadono in capo al datore di lavoro o dirigente in caso di mancata valutazione dello Stress Lavoro Correlato sono le seguenti:

- Per omessa redazione del DVR, violazione Art. 29, c.1, l’arresto da 3 a 6 mesi o ammenda da € 2.500 a € 6.400;

- Per incompleta redazione del DVR con omessa indicazione delle misure ritenute opportune al fine di garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza è prevista una ammenda da € 2.000 a € 4.000.

Rischi stress lavoro correlato

A livello normativo la valutazione dello stress lavoro correlato viene effettuata dal Datore di Lavoro. Quest’ultimo deve essere in grado di adottare tutte le misure preventive per eliminare o quantomeno ridurre i pericoli.

In riferimento al lavoro, le fonti di stress possono derivare da orari di lavoro particolarmente pesanti, anche per esempio sui turni, a carichi di lavoro eccessivi, a organizzazione del lavoro inadeguata rispetto alle competenze professionali, e infine a carenze infrastrutturali del luogo di lavoro, come ad esempio scarsa illuminazione, temperature disagevoli, scarse condizioni igieniche, spazi insufficienti.

Ogni azienda deve implementare un’adeguata gestione del rischio, che consente di migliorare le condizioni di lavoro e dei livelli di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, impattando positivamente sulla competitività delle aziende e sulla qualità dei prodotti e dei servizi erogati.

Formazione Rischi Stress lavoro correlato

Il D.Lgs 81/2008 impone l’obbligo di informazione, formazione e addestramento di tutto il personale impiegato. È fondamentale formare e informare i lavoratori in relazione ai rischi stress lavoro correlato.

Il corso Rischi Stress lavoro correlato è destinato a professionisti che intendono approfondire le tematiche dello stress sul lavoro al fine di prevenire lo stress sul lavoro.

Per maggiori informazioni potete contattarci allo 0932/862613, inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o su www.promotergroup.eu/contatti

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Mercoledì, 03 Febbraio 2021 14:05

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: RISCHI AMBIENTI CONFINATI

 

PREVENZIONE SICUREZZA LAVORO: RISCHI AMBIENTI CONFINATI 

Ogni ambiente di lavoro presenta diverse tipologie di rischio a seconda dell’attività lavorativa svolta. Per questo abbiamo deciso di ideare una nuova rubrica dedicata ai rischi sui luoghi di lavoro e alla prevenzione.

La prevenzione assume un ruolo chiave negli ambienti di lavoro. È importante che il datore di lavoro valuti attentamente i probabili rischi sul lavoro al fine di al fine di decidere quali misure siano necessarie a garantire la sicurezza dei lavoratori.

Partiamo dalla sicurezza ambienti confinati.

Sicurezza Ambienti confinati

Per ambienti confinati si intende un luogo/ambiente totalmente o parzialmente chiuso, che non è stato progettato e costruito per essere occupato in permanenza da persone, né destinato ad esserlo, ma che all’occasione, può essere occupato temporaneamente per l’esecuzione di interventi lavorativi come l'ispezione, la manutenzione o la riparazione, la pulizia, l’installazione di dispositivi tecnologici caratterizzato da limitate aperture di accesso e da una ventilazione naturale sfavorevole, in cui il pericolo di morte o di infortunio grave è molto elevato, a causa della presenza di sostanze, agenti chimici o condizioni di pericolo (ad es. mancanza di ossigeno).

Gli spazi confinati sono facilmente identificabili proprio per la presenza di aperture di dimensioni ridotte, serbatoi. Silos, reti fognarie ecc..

Altri tipi di spazi confinati, non altrettanto facili da identificare ma ugualmente pericolosi, potrebbero essere:

  • cisterne aperte, vasche, camere di combustione all'interno di forni, tubazioni, ambienti con ventilazione insufficiente o assente.

Ogni anno, gli spazi confinati sono causa di numerosi incidenti mortali e infortuni gravi. L’analisi degli incidenti in attività all’interno di ambienti confinati, che tragicamente si ripetono con dinamiche similari,denota la scarsa informazione e formazione degli operatori su questo tipo di pericoli, la mancata valutazione del rischio e il non rispetto di quanto previsto dalla normativa (D.Lgs.81/08).

Rischi per ambienti confinati

I rischi principali per le attività in spazi confinati sono dovuti alla possibile presenza di sostanze inquinanti nell’aria, ovvero alla carenza di ossigeno. In questo caso si parla di rischio di tipo chimico.

Tutte le ipotesi di rischi ambienti confinati si possono ricondurre essenzialmente a tre fattispecie:

      1. configurazione dello spazio e delle vie di uscita;

  1. carenza di ossigeno;
  2. presenza di sostanze tossico/nocive, infiammabili o comburenti

Tra i rischi ambienti confinati più insidiosi rientra quello dell’asfissia anossica, che deriva da sostanze come i gas inerti, che sono comunemente presenti in natura, non sono classificati come pericolosi e quindi non assoggettati al dispositivo di comunicazione del pericolo (etichetta, pittogramma).

Formazione ambienti confinati

Il D.Lgs 81/2008 impone l’obbligo di informazione, formazione e addestramento di tutto il personale impiegato, compreso il datore di lavoro ove impiegato per attività lavorative in ambienti sospetti di inquinamento o confinati

Il corso “Spazi Confinati” ha una durata di 8 ore e viene svolto in aula.

Per maggiori informazioni potete contattarci allo 0932/862613, inviando una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o su www.promotergroup.eu/contatti

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