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Dal 1° settembre 2022 nuove regole per ricorrere al lavoro agile. Ecco le principali novità.

 

Al via le nuove regole per lo smart working. Con il 31 agosto è terminata la fase dello smart working emergenziale, ovvero la possibilità di ricorrere al lavoro agile senza l’accordo individuale previsto dall’art. 19 e 21 della l. n. 81/2017 e con la sola comunicazione semplificata da effettuare al Ministero del Lavoro. Dal 1° settembre per poter prestare le attività lavorative in modalità smart working è obbligatorio sia un accodo individuale tra l’azienda ed il lavoratore, sia la comunicazione telematica effettuata al Ministero del Lavoro. Se entro 5 giorni dall’inizio non si procede alla comunicazione, scattano le sanzioni per il datore di lavoro relative a ciascun lavoratore interessato.

Sono le nuove regole per i datori di lavoro, ma non gli unici obblighi da prendere in considerazione. Occorre soprattutto valutare quali sono gli adempimenti in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori che svolgono attività lavorativa all’esterno della sede aziendale. In particolare, occorrerà procedere ad un aggiornamento del DVR in relazione alla prestazione svolta fuori sede, monitorare la valutazione stress lavoro correlato, predisporre una puntuale informativa sui rischi generali e specifici dell’attività rivolta al lavoratore, nonché provvedere ad una adeguata formazione in relazione allo svolgimento delle attività in modalità agile. In caso di mancato adempimento degli obblighi di sicurezza sono previste penali.

Il cambiamento parziale della sede lavorativa (in quanto con lo smart working, parte dell’attività viene comunque svolta all’interno della sede aziendale) non comporta modifiche in relazione alle regole sulla sorveglianza sanitaria e, quindi, se viene svolta attività a videoterminale per almeno venti ore settimanali, le visite mediche per il rilascio delle idoneità lavorative proseguono. È importante ricordare che il datore di lavoro ha l’obbligo di consegnare ai lavoratori in smart working e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza RLS (Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza), con cadenza almeno annuale, un’informativa scritta, nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro. Fondamentale misura di prevenzione è la predisposizione di una puntuale informativa sui rischi generali e specifici dell’attività rivolta al lavoratore con il quale l’azienda ha concluso l’accordo individuale. Come previsto dalla normativa, tale informativa deve essere redatta con cadenza annuale e sottoposta anche al RLS. Il datore di lavoro deve provvedere ad una adeguata formazione in relazione allo svolgimento delle attività in modalità agile. Si può qualificare tale nuova formazione come l’aggiornamento previsto entro il quinquennio successivo alla prima formazione (o all’ultimo aggiornamento). Può avere una durata variabile e non necessariamente di 4 ore, come la durata del corso intero specifico per le attività a rischio basso (normalmente effettuato da coloro che svolgano attività con uso di strumentazione informatica). Contrariamente allo svolgimento in solitario delle attività lavorative presso la sede aziendale o presso terzi, in smart working non è obbligatorio provvedere alla nomina e formazione del lavoratore in qualità di addetto antincendio o di primo soccorso.

 

 

 

 

 

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Lunedì, 13 Settembre 2021 10:53

COME É CAMBIATA LA CONCEZIONE DELLO SPAZIO-LAVORO

 

 

COME É CAMBIATA LA CONCEZIONE DELLO SPAZIO-LAVORO

Dall’ufficio tradizionale all’open space, a spazi concepiti per lo smart working fino all’healthy working.

 

Durante l’ultimo anno sono molte le aziende italiane che si sono dovute adattare alla condizione di lockdown e chiusura totale, abbracciando all’improvviso una tipologia di lavoro più flessibile, chiamata impropriamente smart working. Lo Smart Working, o Lavoro Agile, è una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati. Va detto che quanto visto nel contesto del Coronavirus non è “vero” Smart Working, ma un lavoro da remoto spinto che possiamo definire come Smart Working “emergenziale”. Il Covid ha apportato un’evoluzione del concetto di lavoro che sta avendo come conseguenza diretta un ripensamento degli spazi. Così oggi si sta oltrepassando il concetto tradizionale dello spazio-ufficio, per dar vita a diversi spazi, da quello classico con gli uffici affacciati su un unico corridoio, caratterizzati da una scarsa comunicazione tra loro, all’open space è con l’obiettivo di rendere il lavoro più collaborativo fino agli spazi più innovativi e dinamici concepiti appositamente per il lavoro “smart”.

Secondo The Fast Forward 2030 report: The Future of Work and the Workplace, pubblicato da CBRE nel 2017, il futuro sarà in mano alle aziende che saranno in grado di investire sul capitale umano e di creare spazi di lavoro che favoriscano la creatività. Serviranno cervelli in grado di creare invece che eseguire attività ripetitive, perché quello lo faranno le intelligenze artificiali. La differenza nelle aziende è fatta dalle persone, ne sono sempre più coscienti le organizzazioni che puntano alla realizzazione di ambienti efficaci attraverso l’implementazione di strategie chiare e definite, sia nella progettazione che nella gestione della vita lavorativa quotidiana. A segnare la svolta il passaggio dallo smart working all’healthy working, che porta a lavorare in uno spazio e con prodotti che contribuiscono a generare non solo benessere fisico, ma anche emotivo e sociale. Spazi fisici, arredo e tecnologie sono gli artefici di questa trasformazione, guidando comportamenti, e facilitando l’introduzione dei nuovi modi di lavorare. Ma se da un lato i confini spazio temporali del lavoro si assottigliano fino a scomparire, dall’altro si rafforza la consapevolezza che la sfida più grande è dal punto di vista organizzativo. Diventa infatti cruciale la transizione da una leadership basata sul controllo a una ‘leadershift’ basata su fiducia, responsabilità e soprattutto autonomia. Grazie a tecnologia e competenze potrà cambiare profondamente il modo di lavorare. è probabile che nei prossimi anni fenomeni come lo smart working e modelli flessibili e dinamici di organizzazione del lavoro troveranno più spazio e diffusione, a causa dei profondi mutamenti nei modelli di business delle imprese (pensiamo solo a Industria 4.0 o alla gig economy). Questo potrà significare anche mutamenti nelle relazioni industriali, come già si nota dall'alto numero di accordi relativi ai premi di produttività che iniziano ad essere depositati negli ultimi anni.

 

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SICUREZZA SUL LAVORO: UE AGGIORNA STRATEGIA E NORME NELL'ERA POST COVID

La Commissione adotta la strategia che definisce le azioni necessarie a gestire i cambiamenti determinati dalla diffusione delle nuove tecnologie.

 

Presentata la strategia 2021-2027 dall’UE che definisce le azioni chiave necessarie per migliorare la salute e sicurezza dei lavoratori nei prossimi anni. La pandemia di Covid-19 ha dimostrato quanto la salute e la sicurezza sul lavoro siano fondamentali per proteggere la salute dei lavoratori, per il funzionamento della nostra società e per la continuità di attività economiche e sociali critiche. E anche messo in risalto il ruolo strategico del digitale e delle nuove tecnologie come abilitatori di un nuovo modo di lavorare. Le nuove azioni chiave per migliorare la salute e la sicurezza dei lavoratori si concentreranno sulla gestione dei cambiamenti innescati dalla transizione ecologica, digitale e demografica e sulle mutazioni dell'ambiente di lavoro tradizionale, sulla prevenzione delle malattie e degli incidenti sul lavoro, e sul potenziamento della resilienza per affrontare eventuali crisi in futuro. Negli ultimi decenni sono stati compiuti progressi nel campo della sicurezza sul lavoro: gli incidenti mortali sul lavoro sono diminuiti di circa il 70% dal 1994 al 2018, ma nonostante questi progressi, nel 2018 si sono verificati più di 3.300 incidenti mortali e 3,1 milioni di incidenti non mortali nella Ue a 27. Più di 200.000 lavoratori muoiono ogni anno per malattie legate al lavoro. L’Ue punta alla luce di ciò mira a prevedere e gestire i cambiamenti nel nuovo mondo del lavoro. Per garantire luoghi di lavoro sicuri e sani durante la transizione digitale riesaminerà la direttiva sui luoghi di lavoro e la direttiva sugli apparecchi per schermi di visualizzazione entro il 2023, anche in ottica smart working.

Secondo il Rapporto sul mercato del lavoro 2020 di Istat, Ministero Lavoro, Inps, Inail e Anpal "il ricorso allo smart working ha interessato subito dopo l'esplosione della pandemia il 21,3% delle imprese con almeno 3 addetti; la percentuale è calata all'11,3% nel periodo giugno-novembre. La quota di lavoratori in smart working nelle imprese che lo hanno attivato sale dal 5% del periodo precedente il Covid-19, al 47% dei mesi di lockdown di marzo-aprile, per assestarsi intorno al 30% da maggio in avanti".

Lo smart working Insieme ad altre tendenze del lavoro a distanza, come la connettività permanente, la mancanza di interazione sociale e un maggiore utilizzo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione, ciò comporta rischi psicosociali ed ergonomici.

Per quanto riguarda gli effetti della transizione verde e demografica la Commissione Ue proporrà limiti prudenziali per l’amianto e il piombo. L'anno prossimo Bruxelles proporrà valori limite di protezione sull'amianto nella direttiva sull'amianto sul lavoro così come quelli sul piombo e sui dissocianati nella direttiva sugli agenti chimici (nel 2022) e sul cobalto nella direttiva sugli agenti cancerogeni e mutageni (primo trimestre 2024). Inoltre, considerando che già prima della pandemia i problemi di salute mentale colpivano circa 84 milioni di persone, preparerà un’iniziativa relativa alla salute mentale sul luogo di lavoro che valuti le questioni emergenti relative alla salute mentale dei lavoratori e presenti orientamenti per l'azione entro la fine del 2022.

 

 

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SMART WORKING? 8 ITALIANI SU 10 VOGLIONO TORNARE IN UFFICIO

L’83% dei professionisti disposto a vaccinarsi pur di tornare a svolgere le proprie mansioni in presenza. Il 59% pensa di avere più opportunità di carriera se immunizzato

 

Nonostante i vantaggi dello smartworking come la minor diffusione del virus, l’ottimizzazione dei tempi eliminando la percorrenza del tragitto casa-lavoro e il risparmio a livello economico eliminando le spese per benzina, trasporti e pranzo, il 78% dei dipendenti vuole tornare in ufficio appena possibile. Le ragioni sono varie: il 57% ha nostalgia dei colleghi, il 23% si sente isolato (in particolare i giovanissimi e le donne), il 35% desidera mantenere un equilibrio fra lavoro e vita privata. Ma la paura di contagiarsi è ancora forte: il 71% degli impiegati non si sente sicuro finché non saranno vaccinate le persone vicine (+18% sulla media globale). È quanto emerge dall’ultimo report Randstad Workmonitor, l’indagine semestrale su 800 lavoratori in Italia e in altri 33 Paesi del mondo redatta dalla società di ricerca, selezione e formazione e di risorse umane Randstad.

Per gli italiani il vaccino è garanzia di sicurezza, ma anche occasione per poter continuare a lavorare o trovare nuove opportunità di impiego. L’83% degli italiani intervistati (+8% rispetto alla media dei paesi analizzati) sarebbe pronto a vaccinarsi, se fosse necessario per poter svolgere le proprie mansioni in presenza. Quasi 6 dipendenti su 10 pensano di avere maggiori opportunità di impiego se vaccinati, percentuale che sale al 71% fra i lavoratori più giovani.

Per circa quattro su dieci fra coloro che lavorano in modalità agile non c’è stata nessuna influenza sulla propria produttività, né positiva (40%) né negativa (39%). Ma riguardo alla componente emotivo-psicologica del lavoro da casa il campione si divide: il 27% è meno stressato, ma il 26% ha percepito più stress in questo periodo; il 24% ha sofferto la lontananza dal proprio team di lavoro, mentre è stato un vantaggio per il 12%; il 18% evidenzia come le condizioni di lavoro siano in continuo cambiamento e per il 16% lavorare da remoto è più difficile.

Nonostante questi dati si riscontrano piccoli disagi nel lavoro in presenza. Infatti quasi quattro dipendenti su dieci, hanno paura di ammalarsi e di rappresentare un pericolo per la propria famiglia (39%), il 25% è più stressato (contro appena il 6% che ha diminuito lo stress), il 26% evidenzia negativamente le condizioni di lavoro in continuo cambiamento e il 12% ritiene che lavorare in sede sia più difficile in questa fase.

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