Lunedì, 04 Agosto 2025 09:01

Da materiale ubiquo a sospetta minaccia per la salute

Il Bisfenolo A, conosciuto con la sigla BPA, è stato per decenni un protagonista silenzioso dell’industria alimentare. Utilizzato fin dagli anni ’50, ha trovato impiego nella produzione di plastiche e resine epossidiche, diventando una componente chiave in oggetti di uso quotidiano come contenitori, bottiglie, stoviglie, lattine e persino carta termica per scontrini. Tuttavia, con il tempo, la ricerca scientifica ha evidenziato che il BPA è un interferente endocrino in grado di alterare l’equilibrio ormonale anche a dosi molto basse. I rischi legati alla sua esposizione riguardano soprattutto il sistema riproduttivo, il metabolismo, il sistema immunitario e lo sviluppo neurologico, con implicazioni gravi soprattutto per bambini e donne in gravidanza.

Il Regolamento UE 2024/3190

A partire da queste evidenze, l’Unione Europea ha deciso di agire in modo deciso, pubblicando il Regolamento (UE) 2024/3190, entrato in vigore il 20 gennaio 2025. Il provvedimento vieta l’uso del BPA – e di altri bisfenoli pericolosi – nei materiali e oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti, come plastiche, vernici, siliconi, gomme, adesivi e inchiostri. Secondo l’EFSA, anche minime quantità di BPA possono comportare un rischio per la salute. È per questo che la dose giornaliera tollerabile è stata abbassata drasticamente a 0,2 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo, un valore 20.000 volte inferiore rispetto a quello precedente. Il regolamento introduce anche divieti estesi per bisfenoli simili, come BPS e BPF, e obbliga le aziende a comunicare periodicamente alla Commissione europea lo stato delle alternative sviluppate.

Tempi di transizione e sfide tecniche per l’industria

Naturalmente, il legislatore ha tenuto conto delle difficoltà tecniche che le imprese potrebbero incontrare nell’adeguarsi. Sono previsti infatti periodi di transizione: i prodotti conformi alle precedenti normative potranno essere immessi sul mercato fino al 20 luglio 2026, mentre per alcune applicazioni particolari – come gli imballaggi per frutta e ortaggi acidi o i contenitori in metallo con rivestimenti esterni – il termine è esteso fino al 20 gennaio 2028. La vera sfida per l’industria è quella di sostituire il BPA senza compromettere le performance tecniche. Questa sostanza, infatti, garantisce proprietà funzionali difficilmente replicabili, come la resistenza dei rivestimenti interni delle lattine o la stabilità della carta termica. Alcune alternative esistono, come il bisfenolo S, ma anche queste stanno iniziando a essere oggetto di valutazione da parte delle autorità competenti.

Una normativa che guarda alla sostenibilità ambientale

Oltre alla regolazione industriale, un ruolo importante lo gioca anche l’educazione del consumatore. Informare correttamente il pubblico sui rischi del BPA e su come evitarne l’esposizione quotidiana è fondamentale. Piccoli gesti, come evitare di riscaldare cibi in contenitori di plastica o non usare utensili in plastica durante la cottura, possono fare la differenza. Inoltre, il nuovo regolamento apre una riflessione più ampia sul rapporto tra sicurezza alimentare e sostenibilità ambientale. Per la prima volta, infatti, si tiene conto anche della contaminazione ambientale legata ai materiali a contatto con gli alimenti, un approccio già avviato per sostanze emergenti come i PFAS, i MOSH e i MOAH.

Ultima modifica il Mercoledì, 01 Ottobre 2025 09:01