Lunedì, 18 Maggio 2026 10:48

Reati ambientali, cosa cambia per le imprese: sanzioni più dure e responsabilità 231 in primo piano

La tutela penale dell'ambiente in Italia entra in una nuova fase. Con il recepimento della Direttiva UE 2024/1203 - approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri - il catalogo dei reati ambientali si allarga, le sanzioni si fanno più pesanti e la responsabilità delle imprese ai sensi del D.Lgs. 231/2001 viene rafforzata.

Per chi guida una PMI, soprattutto nei settori manifatturiero, logistico, edile, nel commercio di apparecchiature e nelle filiere che trattano rifiuti, gas fluorurati o prodotti potenzialmente inquinanti, si tratta di una questione operativa che tocca processi, fornitori, deleghe e documentazione.

Vediamo, in modo ordinato, cosa cambia e perché conviene muoversi per tempo.

Un perimetro più ampio: i nuovi reati ambientali

Il decreto attua la Direttiva UE 2024/1203, che sostituisce le precedenti direttive 2008/99/CE e 2009/123/CE sulla tutela penale dell'ambiente. L'intervento aggiorna il Codice penale, amplia le condotte punibili e introduce una lettura più estesa dei beni tutelati, che ora include espressamente habitat, ecosistemi, biodiversità, flora e fauna.

La novità di maggior impatto per il mondo produttivo è il nuovo delitto di commercio di prodotti inquinanti. Colpisce l'immissione sul mercato o la circolazione di beni il cui uso possa provocare un deterioramento misurabile di acqua, aria, suolo, ecosistemi o biodiversità. Riguarda da vicino chi produce, importa, distribuisce o commercializza prodotti con potenziale effetto ambientale, anche al di fuori delle attività produttive in senso stretto.

Cambia anche il reato di inquinamento ambientale, che ora include il danno agli habitat. Le aggravanti scattano quando l'inquinamento riguarda aree vincolate, specie protette, ecosistemi di grandi dimensioni, oppure quando produce effetti durevoli o pericoli per la salute umana.

Viene infine ampliata la nozione di condotta abusiva: rientrano nell'area penalmente rilevante anche le violazioni del diritto dell'Unione europea in materia ambientale, le violazioni di norme nazionali attuative delle regole UE e le attività svolte sulla base di autorizzazioni ottenute con frode, violenza, minaccia o reati contro la pubblica amministrazione.

Sostanze ozono-lesive e gas fluorurati: numeri precisi

Il decreto introduce nuove fattispecie su sostanze critiche per il clima e per l'atmosfera, con sanzioni che vale la pena conoscere:

  • Sostanze ozono-lesive: le condotte abusive di produzione, immissione sul mercato, importazione, esportazione, uso o rilascio sono punite con la reclusione da due a cinque anni e con la multa da 10.000 a 80.000 euro.
  • Gas fluorurati a effetto serra: produzione, importazione o esportazione abusiva comportano arresto da sei mesi a un anno oppure ammenda da 10.000 a 150.000 euro. L'immissione sul mercato, l'uso o il rilascio abusivo delle stesse sostanze o di apparecchiature che le contengono comportano arresto da due a sei mesi oppure ammenda da 1.000 a 50.000 euro.

Sono numeri che, per attività che maneggiano impianti di refrigerazione, climatizzazione o apparecchiature contenenti questi gas, non possono essere ignorati.

La responsabilità 231: il fronte più delicato per le PMI

Il punto più sensibile per imprenditori e manager è l'intervento sull'articolo 25-undecies del D.Lgs. 231/2001, dedicato proprio ai reati ambientali. La riforma amplia il catalogo dei reati presupposto e aumenta le sanzioni pecuniarie applicabili agli enti.

Cosa significa in pratica? Che quando uno dei reati ambientali viene commesso "nell'interesse o a vantaggio dell'azienda" - anche da un dipendente, non solo da un amministratore - la responsabilità si estende all'impresa stessa, in parallelo a quella della persona fisica. L'azienda esposta a rischi ambientali dovrà quindi verificare la tenuta del proprio Modello 231, dei protocolli di controllo, delle deleghe interne, delle procedure sui fornitori e della tracciabilità documentale.

L'unico vero scudo, per chi finisce sotto indagine, resta un Modello Organizzativo effettivamente adottato, aggiornato e applicato. Non basta averlo "in un cassetto".

Rifiuti: sanzioni graduate sulla pericolosità

Sul fronte rifiuti, il Governo segnala una distinzione sanzionatoria più netta per la condotta di trattamento non autorizzato, basata sulla pericolosità dei materiali. Le sanzioni vanno dall'ammenda di 2.000 euro fino alla reclusione di tre anni.

Questo si collega alla disciplina già prevista per le violazioni ambientali sanabili, in cui l'impresa può estinguere il reato adempiendo alle prescrizioni tecniche e versando una sanzione ridotta. La nuova stretta alza però il livello di attenzione sulle condotte che superano la soglia della semplice regolarizzazione amministrativa: oltre quel confine, non si tratta più di una pratica da sistemare, ma di un procedimento penale.

Cosa controllare in azienda

Le imprese esposte a rischi ambientali dovrebbero aggiornare la mappatura dei processi sensibili, con particolare attenzione a produzione, logistica, rifiuti, manutenzioni, fornitori, importazioni, apparecchiature contenenti gas fluorurati e prodotti immessi sul mercato. La revisione dovrebbe riguardare soprattutto:

  • la verifica del Modello 231 rispetto ai nuovi reati ambientali e alle aggravanti introdotte;
  • l'aggiornamento delle deleghe e delle responsabilità interne su ambiente, sicurezza, qualità e acquisti;
  • il controllo dei contratti con fornitori, trasportatori, smaltitori, distributori e partner della filiera;
  • la raccolta ordinata di autorizzazioni, certificazioni, formulari, registri e prove di tracciabilità;
  • la formazione dei ruoli aziendali coinvolti nei processi ambientali e nella circolazione dei prodotti.

Coordinamento nazionale e strategia triennale

Il decreto non si limita a inasprire le sanzioni. Istituisce presso la Procura generale della Corte di cassazione un Sistema di coordinamento nazionale per il contrasto alla criminalità ambientale, con il coinvolgimento delle autorità giudiziarie competenti e la possibilità per il Procuratore generale di avvalersi anche della collaborazione specialistica dell'Arma dei Carabinieri.

Entro il 21 maggio 2027 dovrà inoltre essere elaborata la Strategia nazionale di contrasto ai crimini ambientali, con obiettivi, priorità, ruoli delle autorità coinvolte, sostegno ai professionisti impegnati nei controlli e aggiornamento triennale basato sull'analisi dei rischi. Un segnale chiaro che, oltre alla repressione, si sta costruendo un'infrastruttura strutturale di prevenzione e indagine.

Tempi e priorità

Dopo l'approvazione definitiva, il decreto attende il completamento dell'iter formale e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Da quel momento le imprese dovranno misurarsi con un sistema più severo, nel quale la compliance ambientale diventa parte integrante della prevenzione dei reati aziendali.

 

Ultima modifica il Lunedì, 18 Maggio 2026 12:08