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LA LEGGE DI BILANCIO 2026: LA MAPPA DEGLI INCENTIVI E AGEVOLAZIONI PER LE IMPRESE
Legge di Bilancio 2026: la mappa degli incentivi e agevolazioni per le imprese
La Legge di Bilancio 2026 introduce un insieme articolato di misure a sostegno delle imprese, confermando un approccio che privilegia gli investimenti produttivi, la crescita dimensionale, lo sviluppo territoriale e la transizione energetica. Il quadro che emerge non è quello di una manovra espansiva generalizzata, ma di un sistema selettivo di incentivi che richiede alle imprese capacità di pianificazione e lettura strategica.
Molte agevolazioni già note vengono prorogate o riformulate, mentre alcuni strumenti cambiano radicalmente configurazione. In questo contesto, comprendere come e quando utilizzare gli incentivi diventa decisivo tanto quanto conoscerne l’esistenza.
Investimenti produttivi: il superamento dei crediti 4.0 e 5.0
Il cuore della manovra, per quanto riguarda le imprese, è rappresentato dalla disciplina del nuovo iperammortamento, che dal 2026 sostituisce i crediti d’imposta per investimenti 4.0 e Transizione 5.0. La scelta del legislatore segna un cambio di impostazione: si abbandona la logica del credito diretto per tornare a un meccanismo di maggiorazione del costo fiscalmente riconosciuto dei beni.
La maggiorazione, in particolare, è riconosciuta in relazione agli investimenti effettuati tra il 1° gennaio 2026 e il 30 settembre 2028 e si applica esclusivamente ai soggetti titolari di reddito d’impresa. La misura interessa beni materiali e immateriali nuovi, interconnessi ai sistemi aziendali, nonché beni strumentali destinati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per autoconsumo.
Un elemento di particolare rilievo è l’introduzione del vincolo di produzione europea dei beni agevolabili, che lega l’incentivo a una precisa strategia industriale. Le aliquote di maggiorazione sono articolate su più scaglioni di investimento e rendono il nuovo iperammortamento particolarmente interessante per imprese con programmi di investimento strutturati e pluriennali.
Accanto a questa misura, la Legge di Bilancio 2026 introduce un credito d’imposta 4.0 specifico per il settore agricolo, della pesca e dell’acquacoltura. L’agevolazione, con aliquota pari al 40% del costo e un tetto massimo di spesa agevolabile di un milione di euro, si applica agli investimenti effettuati fino al 2028. Si tratta di uno strumento settoriale che mira a sostenere l’ammodernamento tecnologico delle imprese della produzione primaria, pur prevedendo limiti stringenti di cumulabilità con altri incentivi.
ZES e sviluppo territoriale
Un secondo pilastro della manovra è rappresentato dalle misure a carattere territoriale. La ZES Unica Mezzogiorno e la ZLS vengono prorogate fino al 2028, con stanziamenti rilevanti distribuiti su più annualità. Il credito d’imposta continua a essere riconosciuto per gli investimenti realizzati nelle aree agevolate, ma il meccanismo di accesso resta articolato.
La normativa prevede infatti una comunicazione preventiva degli investimenti programmati e una successiva comunicazione integrativa che attesti la loro effettiva realizzazione. Il mancato rispetto delle tempistiche o degli adempimenti formali comporta la decadenza dal beneficio. Questo rende evidente come tali misure non possano essere utilizzate in modo estemporaneo, ma richiedano una pianificazione accurata degli investimenti e dei flussi finanziari.
Viene inoltre prorogato il credito d’imposta ZES Agricoltura e Pesca, applicabile agli investimenti realizzati nel 2026. Anche in questo caso, l’elevata percentuale di agevolazione è subordinata al rispetto di un plafond complessivo di spesa e a una successiva riparametrazione del beneficio in base alle richieste presentate.
Per i territori colpiti dagli eventi sismici del Centro Italia, la Legge di Bilancio conferma per il 2026 le agevolazioni previste per la zona franca urbana, attraverso un sistema di esenzioni fiscali e contributive che mira a sostenere la continuità e la ripresa delle attività economiche nelle aree interessate.
Bonus edilizi
Sul fronte degli interventi sul patrimonio immobiliare, la Legge di Bilancio 2026 introduce un elemento di continuità. Vengono infatti confermate per tutto il 2026 le aliquote del bonus ristrutturazioni, dell’ecobonus e del sismabonus, nella misura del 50% o del 36%, a seconda della tipologia di immobile e del soggetto beneficiario.
La riduzione delle percentuali, inizialmente prevista, viene rinviata al 2027. È prorogato anche il bonus mobili, collegato a interventi di ristrutturazione avviati nel 2025. Non viene invece rinnovato il bonus per l’eliminazione delle barriere architettoniche al 75%, che resta limitato alle spese sostenute entro il 31 dicembre 2025.
Energia, sostenibilità e Terzo Settore
La transizione energetica trova spazio nella manovra attraverso strumenti mirati. La Legge di Bilancio 2026 ridefinisce il Fondo per la riqualificazione energetica e strutturale degli immobili degli enti del Terzo Settore e delle ONLUS, ampliando la platea dei beneficiari e confermando una dotazione finanziaria significativa. Le modalità operative saranno definite da successivi decreti attuativi.
È inoltre previsto un credito d’imposta 5.0 per le imprese energivore, riferito a investimenti effettuati nel 2025, con aliquote commisurate alla riduzione dei consumi energetici ottenuta. Anche questa misura è soggetta a limiti di spesa e a requisiti tecnici stringenti.
Design, sviluppo e strumenti di finanza agevolata
Tra le misure prorogate figura il credito d’imposta per design e ideazione estetica, confermato per il 2026 con aliquota al 10% e un tetto massimo annuale di due milioni di euro per beneficiario. L’incentivo sostiene le imprese che investono nella progettazione e valorizzazione del prodotto, rafforzando la competitività sui mercati nazionali e internazionali.
La Legge di Bilancio rifinanzia inoltre strumenti consolidati come la Nuova Sabatini, i contratti di sviluppo, i fondi per l’internazionalizzazione e il venture capital pubblico, garantendo continuità agli interventi di sostegno agli investimenti e alla crescita dimensionale delle imprese.
Una mappa da leggere in chiave strategica
Il quadro che emerge dalla Legge di Bilancio 2026 conferma un approccio selettivo agli incentivi: le opportunità esistono, ma sono sempre più legate alla capacità delle imprese di pianificare, documentare e integrare correttamente gli strumenti disponibili.
La finanza agevolata assume quindi un ruolo centrale non come semplice accesso al beneficio, ma come leva di governo degli investimenti e di supporto alle decisioni strategiche. Comprendere le misure, valutarne la cumulabilità e inserirle in un progetto di sviluppo coerente rappresenta oggi un fattore distintivo per le imprese che intendono crescere in modo strutturato.
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RENTRI: LA LEGGE DI BILANCIO 2026 RESTRINGE GLI OBBLIGHI DI ISCRIZIONE
RENTRI: la Legge di Bilancio 2026 restringe gli obblighi di iscrizione
La Legge di Bilancio 2026 (legge n. 199 del 30 dicembre 2025) ha modificato il perimetro dei soggetti obbligati all'iscrizione al Registro Elettronico Nazionale per la Tracciabilità dei Rifiuti (RENTRI). Una semplificazione attesa, ma che solleva alcune questioni operative per chi lavora quotidianamente nella filiera dei rifiuti.
Cosa cambia con la nuova legge
Il comma 789 della Legge di Bilancio ha sostituito il comma 3-bis dell'articolo 188-bis del D.Lgs. n. 152/2006, introducendo nuove esclusioni dall'obbligo di iscrizione al RENTRI.
Sono esclusi dall'obbligo di iscrizione al suddetto Registro elettronico nazionale:
- a) i Consorzi ovvero i sistemi di gestione in forma individuale o collettiva, di cui all'articolo 237, comma 1;
- b) i produttori di rifiuti a cui si applicano le disposizioni di cui all'articolo 190, commi 5 e 6.
Chi rientra nelle esclusioni: il dettaglio
I soggetti a cui si applicano le disposizioni dell'articolo 190, comma 5, sono:
- gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del Codice civile, con un volume di affari annuo non superiore a euro ottomila
- le imprese che raccolgono e trasportano i propri rifiuti non pericolosi, di cui all'articolo 212, comma 8
- per i soli rifiuti non pericolosi, le imprese e gli enti produttori iniziali che non hanno più di dieci dipendenti (già precedentemente esclusi dall'obbligo di iscrizione)
Si evidenzia che gli enti e le imprese produttori iniziali di rifiuti che raccolgono e trasportano i propri rifiuti di cui all'articolo 212, comma 8, rimangono tenuti all'iscrizione solo quando obbligati in qualità di produttori.
I soggetti a cui si applicano le disposizioni dell'articolo 190, comma 6, sono:
- gli imprenditori agricoli di cui all'articolo 2135 del Codice civile produttori iniziali di rifiuti pericolosi
- i soggetti esercenti attività ricadenti nell'ambito dei codici ATECO 96.02.01, 96.02.02, 96.02.03 e 96.09.02 che producono rifiuti pericolosi, compresi quelli aventi codice EER 18.01.03*, relativi ad aghi, siringhe e oggetti taglienti usati
- i produttori di rifiuti pericolosi non rientranti in organizzazione di ente o impresa
La questione dei rifiuti pericolosi: un punto critico
Ed è proprio su quest'ultimo aspetto che emergono le principali perplessità. Alcuni dei soggetti ora esclusi dall'iscrizione al RENTRI producono rifiuti pericolosi, eppure non saranno più tracciati digitalmente nel sistema.
Come viene garantita la tracciabilità lungo tutta la filiera? I trasportatori, che rimangono obbligati all'iscrizione, dovranno gestire formulari cartacei per questi produttori, con possibili complicazioni operative: documentazione non digitalizzata, difficoltà nella compilazione e verifica dei dati, asimmetrie informative che potrebbero emergere in fase di controllo.
Cosa devono fare gli operatori già iscritti
Gli operatori rientranti nelle categorie escluse, laddove già iscritti, dovranno presentare, tramite l'area operatori del portale RENTRI, una pratica di cancellazione entro il 13 febbraio 2026.
In assenza di cancellazione, verranno considerati operatori iscritti in modalità volontaria, con tutti gli obblighi e i costi che ne conseguono.
Gli adempimenti per chi non è iscritto
I produttori iniziali di rifiuti non iscritti al RENTRI restano comunque tenuti a:
- Registrarsi all'area riservata "Produttori di rifiuti non iscritti" sul portale RENTRI
- Produrre, vidimare e gestire il Formulario di Identificazione Rifiuti (FIR) in formato cartaceo conforme al nuovo modello
La scadenza è ormai vicina: chi rientra nelle categorie escluse deve muoversi tempestivamente per evitare di rimanere iscritto involontariamente al RENTRI con tutti gli oneri conseguenti.
STOP AI CREDITI D’IMPOSTA 4.0 E TRANSIZIONE 5.0: ARRIVA IL NUOVO IPERAMMORTAMENTO PER IL 2026
Stop ai crediti d'imposta 4.0 e Transizione 5.0: arriva il nuovo iperammortamento per il 2026
La legge di Bilancio 2026 prevede maggiorazioni fino al 220% per investimenti innovativi e sostenibili e reintroduce gli investimenti immateriali 4.0 tra quelli agevolabili.
Dal 2026 si chiude la stagione dei crediti d’imposta 4.0 e Transizione 5.0 e si torna al meccanismo dell’iperammortamento, uno strumento più semplice e automatico, ma limitato nel tempo.
È prevista inoltre la possibilità di completare gli investimenti entro giugno 2027, a determinate condizioni.
Durata e tempistiche
L’iperammortamento sarà valido esclusivamente per il 2026.
Gli investimenti potranno essere completati entro il 30 giugno 2027, a condizione che:
- entro il 31 dicembre 2026 l’ordine sia accettato dal venditore;
- sia stato versato un acconto almeno pari al 20% del costo di acquisizione.
Questa clausola “ponte” consente di mantenere l’agevolazione anche per investimenti già pianificati ma non ancora consegnati entro il 2026.
Ambito soggettivo
L’agevolazione è riservata ai soggetti titolari di reddito d’impresa. Non si applica alle aziende agricole che non producono reddito d’impresa.
Beni agevolabili
La maggiorazione è riconosciuta per gli investimenti, destinati a strutture produttive ubicate in Italia, in:
Beni materiali e immateriali strumentali nuovi, compresi negli Allegati A e B alla Legge di Bilancio 2017 (Legge n. 232/2016).
Beni materiali nuovi strumentali all’esercizio d’impresa finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili destinata all’autoconsumo, anche a distanza, ai sensi dell’art. 30, comma 1, lettera a), n. 2), del D.lgs. n. 199/2021, compresi gli impianti per lo stoccaggio dell’energia prodotta.
In riferimento all’autoproduzione e all’autoconsumo di energia da fonte solare, sono agevolabili esclusivamente gli impianti con moduli fotovoltaici di cui all’art. 12, comma 1, lettere a), b) e c), del D.L. n. 191/2023.
Agevolazione e aliquote
Il nuovo iperammortamento prevede una maggiorazione del costo fiscale dei beni acquistati secondo le seguenti percentuali:
- Beni 4.0 standard +180% (per investimenti fino a 2,5 milioni di euro)
- Beni 4.0 con obiettivi “green” (efficienza energetica, riduzione emissioni, ecc.) +220% (per investimenti fino a 2,5 milioni di euro)
Dal punto di vista operativo, l’agevolazione si configura come una variazione in diminuzione da effettuarsi in dichiarazione dei redditi ai fini IRES e IRPEF (non ai fini IRAP), senza alcun impatto civilistico o contabile.
Beni immateriali 4.0
Dal 2026 ritornano agevolabili gli investimenti in beni immateriali 4.0, che nel 2025 non beneficiano più del relativo credito d’imposta.
Decreto attuativo
Un decreto attuativo dovrà essere emanato entro 30 giorni dall’entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026 (1° gennaio 2026) e definirà in particolare:
- I criteri per la determinazione degli obiettivi di transizione ecologica;
- Il costo massimo ammissibile, espresso in €/kW per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili e in €/kWh per i sistemi di accumulo;
- Le procedure di accesso al beneficio e le modalità di trasmissione delle comunicazioni, certificazioni e documentazioni necessarie a comprovare la spettanza dell’agevolazione.
LEGGE DI BILANCIO 2025: LE PRINCIPALI NOVITÀ
LEGGE DI BILANCIO 2025: LE PRINCIPALI NOVITÀ
Pubblicata in Gazzetta Ufficiale la legge di bilancio 2025 che contiene le misure a sostegno delle imprese: rifinanziamento Nuova Sabatini, IRES premiale, decontribuzione Sud.
È stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 31 dicembre 2024 n. 305 la Legge di Bilancio 2025. Questa non introduce nuovi strumenti di agevolazione, ma interviene su numerose misure già esistenti, muovendosi principalmente in due direzioni: da un lato, prorogando incentivi in scadenza al 31 dicembre 2024, e, dall’altro, ridefinendo la disciplina di diversi bonus.
Vediamo quali sono alcune delle principali novità.
Proroga sport bonus
Per i titolari di reddito d'impresa, il comma 246 ripropone per il 2025, lo sport bonus, il credito d'imposta per le erogazioni liberali in denaro per interventi di manutenzione e restauro di impianti sportivi pubblici e per la realizzazione di nuove strutture sportive pubbliche.
Modifiche alla disciplina del bonus investimenti 4.0
In primo luogo, viene prevista l’abrogazione dal 2025 del credito di imposta per beni immateriali 4.0. A seguito della modifica, quindi, il bonus può essere fruito limitatamente agli investimenti effettuati entro il 31 dicembre 2024 ovvero entro il 30 giugno 2025, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2024 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione
Per il credito di imposta beni strumentali materiali 4.0, invece, viene fissato un limite massimo di spesa di 2.200 milioni di euro per gli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2025, (entro il 30 giugno 2026, a condizione che entro la data del 31 dicembre 2025 il relativo ordine risulti accettato dal venditore e sia avvenuto il pagamento di acconti in misura almeno pari al 20% del costo di acquisizione). Ogni impresa dovrà trasmettere telematicamente al MIMIT una comunicazione concernente l’ammontare delle spese sostenute e il relativo credito d’imposta maturato; il quale trasmette all’Agenzia delle Entrate l’elenco delle imprese beneficiarie con l’ammontare del relativo credito d’imposta utilizzabile, in compensazione mediante modello F24.
Riduzione IRES
È anche prevista la riduzione dell’aliquota IRES dal 24% al 20% per il solo periodo d’imposta 2025, per le società di capitali che accantonano almeno l’80% degli utili 2024 e ne destinano almeno il 30% (comunque non meno del 24% degli utili 2023 e non meno di 20.000 euro) a investimenti in beni strumentali nuovi tecnologici come previsto per i beni di Transizione 4.0 e transizione 5.0. Tali beni devono essere nuovi e destinati a strutture produttive situate in Italia, realizzati a decorrere dalla data di entrata in vigore della Legge di Bilancio 2025 ed entro la scadenza del termine per la presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2024.
Modifiche e semplificazioni alla disciplina del bonus Transizione 5.0
Vengono apportate importanti notifiche in merito alla presente disciplina, queste novità sono applicabili anche agli investimenti effettuati dal 1° gennaio 2024. Viene introdotta un'aliquota unica per investimenti fino a 10 milioni di euro. Viene eliminato il divieto di cumulo con il credito d’imposta ZES Unica Mezzogiorno/ ZLS e con altri incentivi finanziati da fondi europei.
Rimane, invece, confermata la non cumulabilità con il credito d’imposta per investimenti in beni nuovi strumentali materiali e immateriali 4.0. Vengono poi semplificate le procedure di calcolo dei consumi energetici.
Proroga per il triennio 2025-2027 del credito di imposta quotazione PMI
Con il comma 449 viene, il credito di imposta quotazione PMI, prorogato fino al 31 dicembre 2027.
Rifinanziamento Nuova Sabatini
Il comma 461 rifinanzia con 1,7 miliardi di euro la Nuova Sabatini, strumento efficace per la crescita e il rilancio degli investimenti produttivi delle micro, piccole e medie imprese.
Le agevolazioni consistono in un contributo in conto impianti, calcolato in via convenzionale su un finanziamento della durata di 5 anni e di importo uguale all’investimento, ad un tasso d’interesse annuo pari al:
- 2,75% per investimenti strumentali ordinari;
- 3,575% per investimenti 4.0 e per investimenti green.
Proroga del credito d’imposta ZES unica del Mezzogiorno
Per l’anno 2025 vengono stanziati 2,2 miliardi di euro. Il credito d’imposta spetta alle imprese che effettuano l'acquisizione dei beni strumentali nuovi, destinati a strutture produttive già esistenti o che vengono impiantate nelle regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia o nelle aree della Regione Abruzzo ammissibili alla deroga prevista dall’art. 107.3.c), del TFUE (Trattato di Funzionamento dell’Unione Europea), come individuate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.
Prorogato anche il credito d’imposta ZES Agricoltura
Lo stanziamento previsto per l’anno 2025 è pari a 50 milioni di euro.
Interventi a sostegno dello sviluppo del settore turistico
È prevista la concessione di agevolazioni finanziarie a sostegno degli investimenti privati al fine di sostenere lo sviluppo dell’offerta turistica sul territorio nazionale.
L’obiettivo è sostenere lo sviluppo dell’offerta turistica a livello nazionale, favorendo anche:
- la destagionalizzazione dei flussi turistici;
- la digitalizzazione dell’ecosistema turistico;
- le filiere turistiche;
- gli investimenti nel rispetto dei principi ESG (Environment, Social, Governance, ovvero i tre pilastri della sostenibilità che contribuiscono al raggiungimento di obiettivi globali come quelli dell’Agenda 2030 dell’ONU);
- il turismo sostenibile.
(Sarà un decreto interministeriale a definire i criteri, le condizioni e le modalità per la concessione di tali agevolazioni).
Nuova decontribuzione Sud
Per gli anni 2025-2029, è disciplinato un nuovo sgravio contributivo per le imprese che occupano lavoratori nel Mezzogiorno. La decontribuzione è valida per Tutti i contratti a tempo indeterminato attivi nelle regioni meridionali.
L’intensità, però, è inferiore rispetto alla versione originaria:
- dal 30% si scende al 25% per il 2025 e si riconferma la progressiva diminuzione, che ora arriva fino al 15% nel 2029 (per gli anni 2026 e 2027 l’esonero sarebbe sceso al 20%; per gli anni 2028 e 2029 lo sgravio sarebbe stato fissato al 10%)
La copertura finanziaria di questa misura è di circa 7,1 miliardi di euro fino al 2030.
LEGGE DI BILANCIO 2023: ANTICIPAZIONI SULLE PRIME MISURE
LEGGE DI BILANCIO 2023: ANTICIPAZIONI SULLE PRIME MISURE
Prioritari il caro energia e il PNRR. Flat tax e modifiche per reddito di cittadinanza tra le misure della manovra economica 2023.
Giorgia Meloni ha formato il nuovo Governo: dopo la convocazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il conferimento del mandato, venerdì 21 ottobre la nuova premier è salita al Colle ed ha accettato l’incarico con formula piena. La prima premier donna della storia della Repubblica italiana ha poi letto la lista dei nuovi ministri: Giancarlo Giorgetti all’Economia, Adolfo Urso al MiSE, Francesco Lollobrigida all’Agricoltura, Marina Calderone al Lavoro, Infrastrutture a Matteo Salvini. Cambiano anche alcune denominazioni: il Ministero dello “Sviluppo economico” diventa “Imprese e Made in Italy”, la Transizione ecologica diventa “Ambiente e sicurezza energetica”, le Politiche agricole “Agricoltura e sovranità alimentare”, all’Istruzione viene aggiunta “del merito”. In data 28 settembre 2022, il Consiglio dei Ministri ha approvato la NADEF (Nota di Aggiornamento al DEF), il documento contenente i dati attuali e le previsioni inerenti allo scenario economico finanziario in vista della nuova Legge di Bilancio 2023. In questa settimana, il nuovo Governo si presenterà in Parlamento. La tabella di marcia è fitta: la scadenza ultima per l’approvazione della Legge di Bilancio 2023 è fissata al 31 dicembre e sono diverse le tappe ancora da percorrere.
Nel caso in cui non si arrivasse ad approvare la legge di bilancio definitiva entro il 31 dicembre, scatterebbe il famigerato regime di esercizio provvisorio, durante il quale si è obbligati a limitarsi a gestire le operazioni di ordinaria amministrazione a livello di spesa fiscale.
La priorità numero uno del nuovo Governo Meloni è quella di finanziare il prolungamento delle misure contro il caro energia per famiglie e imprese, anche se non è detto che si parta subito con un provvedimento del Cdm, visto che la proroga degli aiuti a famiglie e imprese fino alla fine dell’anno potrebbe anche arrivare con un maxi-emendamento al decreto Aiuti Ter.
In base alle prime indiscrezioni sulla Manovra economica 2023, allo studio del Governo Meloni ci sono:
- flat tax per gli incrementi di reddito forse anche per autonomi fino a 100mila euro,
- proroga Quota 102, APE Sociale e Opzione Donna,
- nuova quota flessibile (età più contributi) per la pensione anticipata di 470mila lavoratori tra 61 e 66 anni (una mediazione tra l’Opzione Uomo troppo penalizzante e Quota 41 per tutti),
- Reddito di Cittadinanza dimezzato (con esclusione di chi rifiuta un impiego e mantenimento del sussidio solo per chi non può lavorare).
Sul fronte internazionale, infine, per quanto riguarda il dibattito politico legato al caro energia, la palla passa alla nuova premier, supportata dal nuovo Ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin. È bene ricordare, inoltre, che il nuovo Governo dovrà seriamente lavorare per ottenere la terza rata del PNRR da 21,8 miliardi e realizzare gli obiettivi previsti anche in questo caso entro dicembre.


